VASCO TOUR 2026 – INTERVISTA A GIOVANNI PINNA

Vasco segna il tutto esaurito anche per il tour 2026, in attesa del grande evento dedicato ai cinquant’anni di carriera che vedrà una serie di concerti-evento nella Capitale distribuiti nell’arco di diversi giorni.Anche quest’anno è andata in scena una delle produzioni più imponenti e complete del panorama italiano, con un disegno scenografico e un progetto illuminotecnico che sono ormai un vero e proprio marchio di fabbrica.

Giovanni Pinna ha firmato ancora una volta il lighting design, dando vita a un connubio sempre più equilibrato ed efficace tra luci e video, grazie a una grande quantità di contenuti di qualità, mai utilizzati come semplice esercizio di stile.

Tra le numerose fixture presenti, molte sono state selezionate dal catalogo GLP e fornite dai due storici service BOTW e Luci di Scena.

Nel progetto di Giovanni trovano spazio le JDC1 Burst, l’originalissimo Twyn, Creos e X5 IP Maxx, scelte per la qualità cromatica e l’elevata potenza, caratteristiche essenziali per palcoscenici di queste dimensioni.

“Il disegno del palco e l’impronta scenotecnica sono molto simili a quelli degli anni passati, anche se, con il tempo, siamo riusciti a ottimizzare le strutture, l’interazione con gli schermi LED e la programmazione illuminotecnica vera e propria”, afferma Giovanni Pinna.

“Oggi utilizzo molte meno tipologie di prodotti rispetto al passato: se anni fa ne impiegavo anche dieci, adesso mi limito a tre o quattro, scegliendo con cura marchi e modelli”, continua Giovanni.

 

Anche quest’anno la scelta è ricaduta su numerosi prodotti GLP. È stato lo stesso lighting designer a spiegarci le ragioni di queste decisioni.

“Fin dal loro debutto sul mercato ho utilizzato JDC1 e JDC2. Già lo scorso anno sono passato ai JDC1 Burst e mi hanno colpito moltissimo, soprattutto per la loro potenza. Stiamo parlando di un artista che ha un impatto fortissimo anche dal punto di vista musicale, quindi una fixture con un output di questo livello si esprime al meglio in un contesto da stadio. Quest’anno ne ho inseriti circa cento nel mio setup”, racconta Giovanni.

Il Twyn di GLP è senza dubbio un progetto interessante e quasi unico nel suo genere, poiché racchiude due fixture differenti in un’unica unità. Giovanni ha saputo sfruttarne al meglio la versatilità.

“Quando ho visto il Twyn, ciò che mi ha colpito è stata la possibilità di unire, in un unico faro, le caratteristiche di due fixture diverse. Quest’anno ho quindi deciso di inserirlo tra JDC1 Burst e il Creos, così da creare un collegamento molto forte. Il Twyn rappresenta il punto di raccordo perfetto tra il Creos e JDC. Se lavoro con il Creos, posso utilizzare il Twyn con il lato LED, mentre, se lavoro con JDC, posso impiegarlo come semplice rinforzo. Visivamente il risultato funziona molto bene.”

Per quanto riguarda la scelta dell’X5 IP Max, Giovanni racconta che la decisione è stata immediata.

“È grande, è potente e mi piace moltissimo il suo fascio, così come la qualità del beam. Ciò di cui ho bisogno è un’ampia escursione dello zoom e un controllo del colore eccellente: sono proprio queste le caratteristiche che cerco in una wash light, una tipologia di fixture che rappresenta la base della mia programmazione. Stiamo parlando di uno show rock and roll, quindi un fascio corposo è fondamentale. Sul mercato non esistono molte alternative in grado di offrire una qualità così elevata e devo dire che sono molto soddisfatto dell’X5 IP Max, anche per quanto riguarda la resa cromatica. La combinazione tra qualità del colore e potenza è davvero eccellente”, conclude Giovanni.

Pur essendo uno show completo, potente e ricco di tutti gli effetti necessari a uno spettacolo rock di questo livello, la produzione ha puntato soprattutto sulla precisione e sulla pulizia della programmazione, raggiungendo un livello di integrazione tra luci e video che oggi sfiora la perfezione.

Nonostante l’elevato numero di fixture impiegate, la fotografia, per precisa volontà di Giovanni, ha sempre mantenuto il giusto equilibrio tra luce e ombra, preservando i contrasti e valorizzando la tridimensionalità della scena, insieme a quella leggera impronta “televisiva” che, anche nella musica dal vivo, può rivelarsi particolarmente efficace. Una sensibilità che Giovanni Pinna ha affinato nel corso di molti anni di lavoro nel mondo della moda e della televisione.